Il mistero del Parco

Quella mattina Laura era spaventata a morte: non riusciva più a sentire alcun sapore, il palato era come disconnesso, l’olfatto assente e al tatto ogni cosa si trasformava in un terribile incubo ad occhi aperti dal quale non riusciva a fuggire.

Non si fece prendere dal panico, le era già successo in passato, almeno un paio di volte, decise così di fare una passeggiata nel Parco vicino casa, immersa nella calma e nella tranquillità: lì i sapori sarebbero tornati, aveva sempre funzionato.

Il Parco non era molto grande e, a dire il vero, nemmeno troppo frequentato, ma riusciva ugualmente a possedere un fascino magnetico in grado di trasportare la mente di ogni singolo visitatore, attraverso luoghi sicuri e familiari.

Prese ad avanzare lentamente, godendo del dolce tepore dei raggi di sole sulla pelle chiara, circondata da un verde quasi abbagliante e immersa in centinaia di profumi diversi che aleggiavano nell’aria, trasportati dai candidi soffi di vento.

fontana-del-parco-del-vittorialeArrivata dinanzi una piccola fontana chiuse gli occhi e inspirò a fondo, riempiendosi i polmoni fin quasi al limite, per poi rilasciare l’ossigeno un poco alla volta, fino a lasciarsi invadere da una calma quasi surreale, finché non sentì la mente leggera come un palloncino che libra nell’aria.

Il vento leggero le carezzò i lunghi capelli dorati e un brivido di piacere le percorse la schiena magra, com’era bello stare lì, quel luogo era magico: si sentiva rinascere all’interno di quel piccolo Parco, ogni qual volta la tempesta s’insinuava nella sua anima, quei colori meravigliosi, il buon odore, il piacevole calore sulla pelle… lì si sentiva libera da ogni peso.

Tuttavia, quella volta le sensazioni erano stranamente diverse: si sentiva, come sempre, libera e in pace, ma la sua anima era irrequieta e nel momento in cui udì uno strano rumore giungerle alle orecchie, il panico s’impossessò di lei…

… cosa stava succedendo? In quel luogo di pace non aveva mai udito altri suoni all’infuori del proprio respiro, o del rilassante cinguettio degli uccelli… capì che qualcosa non andava, cosa però?

Tese le orecchie e trattenne il fiato per diversi minuti, fino a quando quel suono fastidioso non tornò a tormentarle l’udito: ecco quello era il momento!

Seguendo il proprio istinto corse in direzione del rumore e più si avvicinava e più aveva male alle orecchie, più aveva male alle orecchie e più il cuore le sanguinava, fino a quando calde lacrime presero a rigarle il piccolo volto ovale dalla pelle candida, scivolando giù fino al mento: dinanzi a lei un mostro… più di un mostro…

… uomini in divisa azzurra che violentavano gli alberi con enormi seghe elettriche e affogavano erba e fiori in un oceano di morte grigio, distruggendo ogni cosa con il loro immenso mostro giallo dagli enormi denti metallici, che scavavano nel terreno sradicando ogni forma di vita.escavatore

In quel momento Laura capì che nulla è per sempre, si sentì sprofondare nel vuoto più desolato e impazzì completamente: il suo luogo di pace, il tempio che le donava benessere interiore liberandole la mente da ogni oscurità… presto sarebbe diventato una grossa autostrada a quattro corsie…

… pianse, eccome se pianse: per mille giorni, per decine di anni… fino a consumarsi le candide gote, fino a corrodersi i bellissimi occhioni azzurri…

Adesso Laura è ricoverata in una clinica ospedaliera per malati di mente, triste e abbandonata a sé stessa, da quel lontano giorno non è mai più riuscita a trovare il giusto equilibrio e nessun luogo, per lei, è mai stato così speciale come quel favoloso Parco dietro la sua vecchia abitazione, ormai distrutta anch’essa per dar spazio ad un casello autostradale.

L’essere umano è distruzione se non riesce a controllarsi… impariamo a rispettare ciò che ci circonda… rispettiamo la natura, il nostro habitat e lei, in cambio, ci donerà benessere e luoghi di pace ove, in un’epoca frenetica e nefasta come quella attuale, potremo trovare rifugio esattamente come faceva Laura.

-Robert King-

 

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